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Tiroide e gravidanza
A cura del Dr. Rinaldo Guglielmi
La gestione della patologia
tiroidea in gravidanza pur essendo un tema strettamente specialistico,
rappresenta in Italia, un frequente problema clinico.
Non è
infatti infrequente che una quota anche ragguardevole di donne
intraprenda la gravidanza con disfunzioni della tiroide, quali
l’ipertiroidismo o l’ipotiroidismo conclamato
o subclinico, misconosciute o non completamente controllate,
con conseguenze potenzialmente dannose sul feto.
Negli anni più recenti
sono stati dedicati numerosi studi alla comprensione dei meccanismi
che regolano il rapporto tiroide-gravidanza e, in ambito nazionale
ed internazionale, sono state elaborate linee guida che forniscono
raccomandazioni pratiche di carattere diagnostico e terapeutico agli
operatori sanitari impegnati nel settore.
Riteniamo pertanto utile
analizzare in questo breve report i principali problemi che si
incontrano nella gestione clinica della patologia tiroidea in gravidanza.
Prima di esaminare le
principali problematiche cliniche è opportuno però chiedersi:
Quali sono le modificazioni fisiologiche principali della funzione
tiroidea in una gravidanza normale?
Esse sono rappresentate essenzialmente da:
- riduzione
dei valori circolanti di TSH nel primo trimestre per effetto
dell’incremento della beta HCG, dotata di azione TSH
mimetica e pertanto stimolante la funzione
tiroidea ed inibente, per la controregolazione da parte
degli ormoni tiroidei, la funzione ipofisaria con diminuita secrezione
di TSH;
- aumento
della proteina veicolante gli ormoni tiroidei, con conseguente
incremento degli ormoni totali e riduzione delle frazioni libere;
tale aumento inizia entro le prime settimane e raggiunge il
valore massimo intorno al 4°-5° mese di gravidanza;
- incremento
del rapporto T3/T4 nelle zone di endemia gozzigena;
- innalzamento
dei valori sierici di tireoglobulina, conseguenti all’aumentato
impegno della ghiandola;
- aumentata escrezione
urinaria di iodio per incremento della diuresi.
1) Tireotossicosi
e gravidanza
Per tireotossicosi intendiamo
il quadro clinico secondario all’incremento dei processi
metabolici organici conseguenti all’ eccesso di ormoni tiroidei
circolanti.
Tale condizione può essere
determinata da un eccessivo lavoro della tiroide (ipertiroidismo)
o più frequentemente all’assunzione di ormoni tiroidei.
La prevalenza di ipertiroidismo
nel sesso femminile è di circa il 4%, benché più del
50% dei casi si manifestino dopo la menopausa.
Le cause più comuni
di ipertiroidismo in gravidanza sono rappresentate dal gozzo tossico
diffuso (Morbo di Basedow), dall’adenoma tossico, da
un’eccessiva quota di gonadotropina corionica umana
(hCG) circolante che accompagnano l’evoluzione clinica della
mola idatiforme e del coriocarcinoma e, meno frequentemente, dal
gozzo multinodulare tossico (più frequente dopo la menopausa)
Come
si riconosce l’ipertiroidismo in gravidanza?
Purtroppo le manifestazioni
cliniche dell’ipertiroidismo sono sovrapponibili ai comuni
disturbi riferiti dalle gestanti in condizioni normali e
cioè:
- tachicardia
- cute calda e umida,
- intolleranza al
caldo
- aumento PA differenziale
- iperemesi (vomito,
perdita di peso e tachicardia)
- astenia
- ansia
Il sospetto clinico
dovrà quindi essere sostenuto da elementi anamnestici, dalla
particolare intensità dei sintomi riportati e dal reperto
obiettivo palpatorio della ghiandola.
La conferma dello stato
di tireotossicosi clinicamente rilevante si basa sull’evidenza laboratoristica
di TSH sierico soppresso associato a valori di FT4 e di FT3
superiori ai limiti della norma.
La diagnosi differenziale
tra le tireopatie più frequentemente responsabili di ipertiroidismo, è invece
basata sulla ricerca dei markers ematici di autoimmunità tiroidea.
Tra questi una particolare importanza è rivestita dai TRAb,
predittivi a titolo elevato di probabile ipertiroidismo fetale
e di tireotossicosi neonatale.
Un problema clinico
di difficile risoluzione è rappresentato dalla diagnosi
differenziale tra iperemesi gravidica, che si accompagna a livelli
bassi di TSH circolante per l’interferenza esercitata
dalla betaHCG, e morbo di Basedow. Le pazienti affette da iperemesi
gravidica, in generale hanno una anamnesi negativa per malattie
tiroidee preesistenti alla gravidanza, non hanno anticorpi antitiroide
circolanti e presentano una tiroide di dimensioni normali o solo
lievemente aumentate.
Quali
sono le indagini strumentali che possono supportare la diagnosi?
La scintigrafia tiroidea
con isotopi radioattivi e la misurazione della captazione tiroidea
del radioiodio sono controindicate in gravidanza. La diagnosi differenziale
tra le tireopatie più
frequentemente responsabili di ipertiroidismo è pertanto
affidata alla esclusiva valutazione ecografica.
Quali
possono essere le complicanze della tireotossicosi non adeguatamente
trattata?
a) complicanze materne
- ipertensione
gravidica
- preeclampsia
- distacco
di placenta
- aborto
spontaneo (8-25%)
- parto
pre-termine
- scompenso
cardiaco
- anemia
- crisi
tireotossica al momento del parto (rara ma possibile in gestanti
non trattate)
b) complicanze fetali-neonatali
- basso
peso in neonati con normale età gestazionale
- prematurità
(15-45%)
- morte
endouterina (7-25%)
- morte
neonatale
- malformazioni
congenite (6%)
- ipertiroidismo
fetale
- ipertiroidismo
neonatale
Se l’ipertiroidismo è diagnosticato
e corretto prima dell’inizio della gravidanza la prevalenza
di tali complicanze viene drasticamente ridotta.
Come
deve essere curata una paziente in gravidanza?
La terapia dell’ipertiroidismo ha
lo scopo di ridurre il livello degli ormoni tiroidei circolanti
e di bloccare i loro effetti sui tessuti periferici.
Il trattamento dell’ipertiroidismo
in gravidanza pone, però, alcuni problemi legati alla possibilità del
passaggio transplacentare dello iodio e dei farmaci usualmente
impiegati nel trattamento della tireotossicosi.
L’uso dello iodio radioattivo
è pertanto assolutamente controindicato in gravidanza
Le scelte terapeutiche
sono rappresentate dai farmaci antitiroidei, opzione di prima scelta
e, solo in casi selezionati, dalla chirurgia.
I farmaci antitiroidei
appartengono alla classe delle tionamidi che sono risultate sicure
per la funzionalità della tiroide fetale oltre che scevre
da effetti teratogeni
Le tionamidi di uso
più comune sono il metimazolo (MMI) ed il propiltiouracile
(PTU). Quest’ultimo (non presente in Italia), oltre a bloccare
la sintesi degli ormoni tiroidei, agisce anche sui tessuti periferici
inibendo la conversione de T4 a T3, l’ormone metabolicamente
più attivo sui tessuti periferici. I dati disponibili dimostrano
che entrambi i farmaci sono egualmente efficaci e sicuri nel trattamento
dell’ipertiroidismo nella gestante.
Effetti collaterali
si verificano in circa il 5% circa dei soggetti trattati e
sono rappresentati da:
- eruzioni cutanee
e/o prurito (non necessariamente indicazione alla interruzione
del farmaco)
- agranulocitosi
(rara).
Va sottolineato che
una modesta leucopenia può far parte del quadro ematologico
della tireotossicosi in gravidanza e pertanto risulta consigliabile
controllare l’emocromo, prima di iniziare la terapia con
tionamidi, per meglio stimare gli eventuali effetti di tali farmaci
sulla crasi ematica.
L’intervento chirurgico
trova indicazione nelle seguenti condizioni:
- effetti collaterali richiedenti
la sospensione delle tionamidi
- gozzi di dimensioni
considerevoli che determinino compressione sintomatica
- scarsa aderenza
alla terapia medica.
L’intervento viene
eseguito preferenzialmente all’inizio del 2° trimestre
ed è gravato, oltre che dalle comuni complicanze legate
ad interventi sulla tiroide, anche dalle possibile complicanze
anestesiologiche sul feto quali ipossiemia ed acidosi e induzione
di aborto o parto pre-termine.
Peculiarità
dell’ipertiroidismo in gravidanza:
- in
gravidanza si verifica solitamente una parziale remissione
del morbo di Basedow, che può comportare la sospensione
della terapia farmacologica nei casi richiedenti basse dosi
di tionamidi all’inizio della gravidanza;
- bisogna
indurre lo stato di eutiroidismo nel minor tempo possibile e
proseguire il trattamento con la minima dose di tionamide;
- è opportuno
mantenere la FT4 nel range medio alto della norma;
- non è necessario
cercare di normalizzare un TSH indosabile;
- i
parametri clinici e laboratoristici vanno controllati mensilmente;
- il
battito cardiaco fetale deve essere monitorizzato
costantemente dal momento in cui diventa valutabile;
- il
feto deve essere sorvegliato ecograficamente al fine di escludere una
eventuale patologia malformativa;
- è opportuno
controllare la funzione tiroidea nel neonato e della
madre nel post-partum;
- è utile
verificare la presenza di TRAb nel siero del neonato.
Come
comportarsi durante l’allattamento?
Non esiste una controindicazione
all’uso del PTU o dell’MMI durante l’allattamento,
perché il passaggio del farmaco nel latte materno è minimo.
Le dosi massime consigliate
sono: 20 mg/die di metimazolo (4 compresse/dì) e 450
mg/die di PTU (9 compresse/dì).
Anche in questa condizione è opportuno
che il valore di FT4 materno risulti ai livelli alti del range
di normalità.
2) Ipotiroidismo
e gravidanza
L’ipotiroidismo
è una condizione caratterizzata da rallentamento generale
delle funzioni metaboliche per insufficiente azione degli ormoni
tiroidei sui tessuti periferici.
La prevalenza di ipotiroidismo
franco è di circa lo 0.3% mentre quella della forma
sub-clinica è di circa il 2.2%.
L’ipotiroidismo
è più frequentemente associato alle seguenti
condizioni:
- pregresso intervento
chirurgico
- pregresso trattamento
con radioiodio
- tiroidite autoimmune
Le manifestazioni cliniche
di ipotiroidismo nelle gestanti sono sovrapponibili a quelle comuni,
benchè in parte mascherate dal tipico eretismo cardiocircolatorio
e psichico caratteristico dello stato gravidico:
- astenia
- difficoltà di
concentrazione
- intolleranza al
freddo
- parestesie
- perdita capelli
- mixedema
- macroglossia
- voce rauca
- riflessi osteotendinei
ritardati.
Nella maggior parte
dei casi i dati anamnestici sono utili nel sospettare la
condizione.
Le indagini di laboratorio
utili per la conferma diagnostica sono invece rappresentate
dalla valutazione dell’assetto degli ormoni tiroidei
circolanti (FT3, FT4, TSH) e degli anticorpi (Tg-Ab
e TPO-Ab).
Quali
sono gli effetti dell’ipotiroidismo in gravidanza?
L’ipotiroidismo
non trattato può causare:
- ipertensione gravidica
con o senza preeclampsia
- distacco placentare
- basso peso alla
nascita
- morte intrauterina
del feto
- malformazioni congenite
- emorragia post-partum
E’
necessario sottolineare che gli ormoni tiroidei materni hanno una
grande influenza sullo sviluppo cerebrale del prodotto del concepimento,
soprattutto nella prima e nell’ultima fase della gestazione.
Se la madre è ipotiroidea in gravidanza, il sistema nervoso
fetale può essere danneggiato dalla mancanza di tiroxina
materna nelle prime settimane di gestazione, quando la tiroide
del feto non ha ancora cominciato a funzionare, ma anche
successivamente, nei casi in cui la tiroide del feto risulti
ipofunzionante.
Alcuni studi dimostrano
che lo sviluppo psicomotorio e mentale
risulta ritardato nei bambini nati da madri con valori di FT4 nei
limiti, ma inferiori al decimo percentile alla 12°
settimana di gestazione.
L’ipotiroidismo
materno, fetale e neonatale provoca un danno irreversibile dello
sviluppo neurologico e intellettivo, che nella sua forma più grave
configura il quadro clinico del cretinismo endemico.
Quale
deve essere la terapia dell’ipotiroidismo in gravidanza?
La terapia dell’ipotiroidismo
si basa sulla somministrazione continuativa di ormone tiroideo.
In passato si utilizzavano
gli estratti e la polvere di tiroide ma oggi la L-tiroxina, è il
farmaco di scelta.
Il farmaco va assunto
20’ prima della colazione. Nonostante la somministrazione
di uno dei due ormoni tiroidei, la somministrazione di L-tiroxina
costituisce una fonte continua di T3 per i tessuti e riproduce
più fedelmente la situazione fisiologica.
Peculiarità
della terapia dell’ipotiroidismo in gravidanza:
- in
assenza di controindicazioni cardiache è sempre consigliabile
raggiungere lo stato di eutiroidismo nel più breve tempo
possibile per evitare le complicanze dell’ipotiroidismo
sul decorso della gestazione e sul prodotto del concepimento
- la
dose sostitutiva di L-tiroxina è maggiore in gravidanza
rispetto al periodo pre- e post-gravidico
- l’adeguatezza
del trattamento sostitutivo deve essere controllata frequentemente
misurando i livelli di TSH e ormoni tiroidei liberi nel siero.
E
se la gestante è affetta da ipotiroidismo prima della
gravidanza?
In pazienti già in
terapia sostitutiva prima della gravidanza, la richiesta di tiroxina
aumenta durante la gestazione. L’incremento della dose di
tiroxina, necessario a mantenere l’eutiroidismo, è di
solito maggiore nelle pazienti con ipotiroidismo post terapia ablativa
per morbo di Basedow o carcinoma della tiroide rispetto a quelle
con tiroidite autoimmune.
L’aumentato fabbisogno
di L-tiroxina può rendersi evidente già nelle prime
4 settimane di gravidanza per cui è consigliabile misurare
il TSH già dopo il primo mese di amenorrea.
L’incremento della
dose di L-tiroxina varia da meno di 25 µg/die a più di
100 µg/die. In ogni caso è raccomandato che tutte
le donne ipotiroidee in trattamento con L-T4 aumentino la dose
di L-T4 di circa il 25% al momento della conferma dello stato gravidico,
ancor prima di eseguire i dosaggi ormonali. Durante la gravidanza
il livello di TSH sierico va attentamente monitorizzato e
la dose di L-tiroxina adeguata sulla base di tale livello.
Per verificare l’adeguatezza della
terapia sostitutiva durante la gravidanza, il dosaggio del TSH
e degli ormoni tiroidei liberi deve essere ripetuto alla fine
del primo trimestre,al 5° mese, e al 8° mese.
Come
comportarsi durante l’allattamento ?
Durante tale fase è opportuno
un incremento della dose in misura minore rispetto alla gravidanza.
E’ comunque opportuno controllare la funzione tiroidea dopo
2 mesi dal parto e tra il 4° ed il 6° mese.
3) Disfunzioni
tiroidee e disturbi dell’umore nel post-partum
In alcune donne con
depressione post-partum sono state evidenziate disfunzioni tiroidee.
La presenza di sintomi depressivi dopo poche settimane dal
parto è più frequente tra le donne che hanno durante
la gravidanza (32a-37a settimana) una concentrazione di ormoni
tiroidei bassa, seppure contenuta nei limiti della norma.
Nonostante non sia stato
ancora completamente chiarito il rapporto tra tiroidite autoimmune e
depressione del post-partum, molte evidenze dimostrano l’associazione
tra sintomi depressivi o psicotici in tale fase e la positività degli
anticorpi antitiroide, con o senza alterazioni dei livelli ormonali.
Come
trattare queste disfunzioni?
I dati disponibili indicano
che tali disturbi nel post-partum non richiedono una terapia specifica
ma possono essere favorevolmente trattati con la terapia convenzionale
(psicoterapia, antidepressivi e/o stabilizzanti dell’umore
e/o antipsicotici).
La L-tiroxina non si è dimostrata
invece efficace nel migliorare il decorso della depressione
post-partum.
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