|

La diagnostica di laboratorio
A cura del Dr. Rinaldo
Guglielmi
1) Qual’è il singolo test
di laboratorio che meglio definisce la funzione tiroidea?
La determinazione del TSH nel sangue
è l’indagine di laboratorio più utile nella
valutazione iniziale della funzione tiroidea. Infatti, grazie alla
elevata sensibilità della determinazione, è possibile
evidenziare alterazioni estremamente sottili della funzione tiroidea.
Determinazione
del TSH: i
test di prima e seconda generazione per il TSH erano dotati
di sensibilità inadeguata ad evidenziare le lievi
alterazioni della funzione tiroidea. Al contrario, i test
in chemiluminescenza di terza generazione presentano una
sensibilità molto alta (pari a 0.01 mU/L) ed il loro
impiego nella pratica clinica consente una diagnosi estremamente
affidabile anche dell’ ipertiroidismo subclinico, condizione
abbastanza frequente negli anziani con forti ricadute da
un punto di vista clinico, che in passato poneva grosse difficoltà diagnostiche.
Come deve essere interpretato il risultato del
TSH plasmatico?
Da un punto di vista pratico un valore
di TSH nei limiti della norma sta ad indicare una normale funzione
tiroidea nella quasi totalità dei casi. Le poche eccezioni
sono relative a malattie estremamente rare.
Quando il TSH è ai limiti bassi
o è
completamente soppresso, l’ipofisi, che è la ghiandola
che produce l’ormone in risposta alla funzione tiroidea,
ci manda a dire che i valori di ormoni tiroidei sono più elevati
rispetto a quelle che sono le esigenze dell’organismo.
Un messaggio esattamente contrario
ci viene inviato quando il valore del TSH è
elevato.
Comunque, in tutti i casi in cui i
livelli di TSH risultano al di fuori dei limiti della norma,
il passo diagnostico successivo deve essere costituito dalla
misurazione degli ormoni tiroidei liberi e degli anticorpi
anti-tiroide, per confermare e meglio definire l’entità ed
il tipo di alterazione della funzione tiroidea.
Come deve essere il TSH se il paziente assume
ormoni tiroidei?
La terapia con ormoni tiroidei viene
praticata a scopo:
a) sostitutivo
(ipotiroidismo)
b) soppressivo (gozzo nodulare)
Quando la terapia è sostitutiva,
il valore di TSH deve risultare nei limiti dei valori di riferimento. E’ abbastanza
recente (2002) una revisione dei valori di riferimento
del TSH sulla base del rapporto NHANES III (National Health & Nutrition
Examination Survey) su volontari sani che prevede valori dell’ormone tra
0.3 - 2.5 mUI/l. In corso di terapia sostitutiva pertanto,
il valore del TSH dovrebbe essere inferiore a 2.5 mUI/l.
Quando la terapia è soppressiva,
nei pazienti senza controindicazioni al trattamento, il valore
ottimale è al di sotto del limite minimo della norma
o
ai limiti bassi.
E’ ancora valido il dosaggio dinamico del
TSH dopo TRH?
In passato, quando i metodi di dosaggio
del TSH presentavano una bassa sensibilità
(difficoltà a discriminare i valori reali nella parte bassa
del range di riferimento), il test al TRH poteva fornire indicazioni
aggiuntive sul reale valore del TSH, sulla base della presenza
o meno di risposta.
Con i dosaggi di terza generazione
il test non è di alcuna utilità e quindi non
trova indicazioni nella comune routine.
Esistono due condizioni cliniche in
cui il test può avere un ruolo discriminante nella diagnosi:
1) diagnosi
differenziale tra ipotiroidismo secondario e terziario. In
caso di FT3, FT4 e TSH basso si pone diagnosi di ipotiroidismo
centrale per cui c’è la
necessità di verificare se l’ipofunzione dell’ipofisi è
primitivamente dovuta ad una patologia ipofisaria oppure è
dovuta ad una mancata stimolazione da parte del suo controllore
ipotalamico (e cioè il TRH). In questo caso il test potrà essere
dirimente.
2) Inquadramento
dell’inappropriata
secrezione di TSH. Esistono due condizioni di inappropriata
secrezione del TSH ed in una, l’adenoma ipofisario
secernente il TSH, la somministrazione di TRH non produce
l’elevazione del TSH, mentre nella seconda, resistenza
agli ormoni tiroidei, una risposta, seppur variabile, è
presente.
Qual è il
ruolo del dosaggio degli Ormoni Tiroidei Liberi (FT3 ed FT4)?
Come è stato anticipato, se
il TSH è
compreso nei limiti della norma, la misurazione degli ormoni tiroidei
liberi non aggiunge ulteriori significative informazioni. Al contrario,
se i livelli di TSH sono bassi, la determinazione di FT4 e FT3 è necessaria
per confermare e quantizzare la condizione di ipertiroidismo e
per escludere i rari casi di ipotiroidismo centrale, caratterizzato
da bassi livelli sia di TSH che di FT4. In tali casi è opportuno
considerare la determinazione dell’assetto autoanticorpale
sierico per la definizione eziologica della condizione di ipertiroidismo.
Il dosaggio degli ormoni tiroidei
liberi è altrettanto indicato nel caso il TSH sia alto
per valutare il grado dell’ipotiroidismo.
C’è ancora
uno spazio per il dosaggio degli ormoni tiroidei totali?
Il dosaggio degli ormoni tiroidei
totali non ha alcun significato clinico.
Il 99% della T4 e più del 98%
della T3 totali (TT4 e TT3), viaggiano nel sangue legati a
proteine (thyroxine-binding globulin - TBG, alla prealbunima
ed alla albumina). Conseguentemente la T3 e la T4 totali possono
subire variazioni in seguito a patologie o situazioni
cliniche che influenzano il livello di queste proteine nel
sangue.
Le condizioni che più frequentemente
causano un aumento di queste proteine nel sangue e quindi di
TT4 e TT3 sono la gravidanza, l’uso di estroprogestinici
e l’eccesso congenito di TBG. Esistono condizioni, come
l’uso di androgeni, in cui il livello di proteine si
riduce e il comportamento degli ormoni totali è
speculare.
Quali
anticorpi antitiroide è utile dosare?
Gli anticorpi anti-tireoperossidasi
(TPOAb) dovrebbero essere determinati in tutti i pazienti con
livelli elevati di TSH. L’associazione di positività
anticorpale con il reperto di una tiroide diffusamente irregolare
e/o ingrandita e di consistenza aumentata è
fortemente indiziaria della presenza d tiroidite autoimmune o di
Hashimoto.
L’utilità degli anticorpi
anti-tireoglobulina (TgAb) è controversa. La determinazione
dei TgAb dovrebbe essere riservata ai casi con reperti clinici
ed ecografici suggestivi di tiroidite cronica linfocitaria
che presentino livelli normali di TPOAb.
Gli anticorpi anti-recettore del TSH
stimolanti (TRAb) sono positivi nella maggior parte (>80%)
dei pazienti affetti da morbo di Flaiani-Graves.Basedow. La
loro determinazione può essere pertanto di ausilio quando
la diagnosi è incerta e durante il follow up al fine
di valutare il rischio di recidiva di ipertiroidismo nelle
fasi di quiescenza.
Esistono poi anticorpi antirecettore
del TSH di tipo bloccante, ma il loro ruolo nella pratica clinica è meno
definito.
Utilità della
determinazione della Tireoglobulina
La tireoglobulina è il maggior
costituente proteico dei follicoli tiroidei. Pertanto, i suoi
livelli circolanti (Tg) si correlano con l’apporto iodico
e con le dimensioni della tiroide. Questa determinazione non
aggiunge quindi informazioni significative agli altri test
di laboratorio e non è raccomandata a fini dell’inquadramento
diagnostico di routine dei noduli tiroidei e degli stati di
ipo ed iperfunzione.
Ci sono però condizioni specifiche
in cui è ben conosciuta l’utilità del dosaggio:
a) follow-up postoperatorio dei pazienti
affetti da carcinoma differenziato della tiroide;
b) diagnosi differenziale tra tireotossicosi, al
fine di escludere la forma factitia (da eccesso di assunzione
di ormoni tiroidei);
c) diagnosi differenziale dell’ipotiroidismo
congenito (agenesia o ipoplasia della ghiandola)
d) presenza di lesioni suggestive
di metastasi a distanza (linfonodali e non) da carcinoma differenziato
della tiroide (dosaggio sul liquido di lavaggio della siringa
utilizzata per l’agoaspirato)
e) diagnosi differenziali tra cisti
mediane del collo e residuo del dotto tireoglosso (dosaggio
sul liquido di lavaggio della siringa utilizzata per l’agoaspirato)
Quando occorre determinare la Calcitonina?
La calcitonina, prodotta dalle
cellule parafollicolari C e non dai tireociti, è un importante
marcatore sierico del carcinoma midollare della tiroide (MTC) ed
i suoi livelli nel sangue si correlano significativamente con l’entità del
tessuto neoplastico. La determinazione di routine della calcitonina è stata
raccomandata nell’inquadramento dei pazienti con noduli tiroidei
da alcuni autori, ma il suo impiego di routine è ancora
controverso. Il MTC è abbastanza raro e studi su larga scala
riportano una sua prevalenza pari a 0.4 -1.4% in pazienti con patologia
nodulare della tiroide.
La calcitonina risulta elevata non
solo nelle neoplasie ma anche nelle condizioni di iperplasia
delle cellule C.
Inoltre, il rischio di false
positività non è trascurabile: livelli elevati
di calcitonina possono essere presenti in corso di insufficienza
renale o di patologie gastroenteriche trattate con inibitori
di pompa protonica.
La determinazione della calcitonina è
obbligatoria in tutti i casi con storia familiare di MTC o MEN2,
ma il dosaggio di routine della calcitonina in tutti i pazienti
con noduli tiroidei non altrimenti selezionati appare discutibile
sul piano costo-efficacia. Un valore di calcitonina sierica
compreso fra 10 e 100 pg/mL è anomalo (valori basali
normali <10 pg/mL) e dovrebbe dar luogo ad ulteriori indagini.
Valori superiori a 100 pg/mL sono fortemente indiziari
di MTC.
La determinazione della calcitonina
dopo stimolo con pentagastrina consente di eseguire lo screening
dei familiari di pazienti con MTC (nei paesi come gli Stati
Uniti, dove il farmaco non è disponibile, lo stimolo
viene effettuato mediante infusione di calcio). Attualmente,
però lo screening per MTC dei familiari deve essere
effettuato con il test genetico su campione di sangue, conducendo
la ricerca delle mutazioni germinali del protooncogene
RET su tutti i membri a rischio delle famiglie con MTC
.
Ci sono altri marcatori neoplastici utili nelle
patologie della tiroide?
L’unico marcatore di una certa
utilità è il CEA plasmatico (Antigene CarcinoEmbrionario),
nei casi di carcinoma midollare della tiroide scarsamente
differenziato. Analogamente a quanto accade per tutti gli altri
marcatori, il dosaggio nel corso del follow up è utile
se il marcatore era elevato al momento della diagnosi.
Bibliografia
1.Nicoloff
JT, Spencer CA. Clinical review 12: the use and misuse of the
sensitive thyrotropin assays. J Clin
Endocrinol Metab. 1990;71:553-8.
2.Spencer
CA, Takeuchi M, Kazarosyan M. Current status and performance
goals for serum thyrotropin (TSH) assays. Clin Chem. 1996;42:140-5.
3.Baloch
Z, Carayon P, Conte-Devolx B, Demers LM, Feldt-Rasmussen U,
Henry JF, et al, Guidelines Committee, National Academy of
Clinical Biochemistry. Laboratory medicine practice guidelines:
laboratory support for the diagnosis and monitoring of thyroid
disease. Thyroid. 2003;13:3-126.
4.Ross
DS. Laboratory assessment of thyroid disfunction. In: Rose
BD, ed. UpToDate.
Waltham (MA): UpToDate; 2005.
5.Hegedus
L, Bonnema SJ, Bennedbaek FN. Management
of simple nodular goiter: current status and future perspectives. Endocr
Rev. 2003;24:102-32.
6.Cohen
R, Campos JM, Salaun C, Heshmati HM, Kraimps JL, Proye C, et
al, Groupe d’Etudes des Tumeurs a Calcitonine (GETC).
Preoperative calcitonin levels are predictive of tumor size
and postoperative calcitonin normalization in medullary thyroid
carcinoma. J Clin
Endocrinol Metab. 2000;85:919-22.
7.Pacini
F, Fontanelli M, Fugazzola L, Elisei R, Romei C, Di Coscio
G, et al. Routine
measurement of serum calcitonin in nodular thyroid diseases
allows the preoperative diagnosis of unsuspected sporadic medullary
thyroid carcinoma. J Clin
Endocrinol Metab. 1994;78:826-9.
8.Thyroid
Carcinoma Task Force, American Association of Clinical Endocrinologists,
American College of Endocrinology. AACE/AAES medical/surgical
guidelines for clinical practice: management of thyroid carcinoma.
Endocr Pract. 2001;7:202-20.
9.Bennedbaek
FN, Hegedus L. Management of the solitary thyroid nodule: results
of a North American survey. J Clin
Endocrinol Metab. 2000;85:2493-8.
10. Niccoli
P, Wion-Barbot N, Caron P, Henry JF, de Micco C, Saint Andre
JP, et al, The French Medullary Study Group. Interest of routine
measurement of serum calcitonin: study in a large series of
thyroidectomized patients. J Clin
Endocrinol Metab. 1997;82:338-41.
11. Elisei
R, Bottici V, Luchetti F, Di Coscio G, Romei C, Grasso L, et
al. Impact
of routine measurement of serum calcitonin on the diagnosis
and outcome of medullary thyroid cancer: experience in 10,864
patients with nodular thyroid disorders. J Clin
Endocrinol Metab. 2004;89:163-8.
12. Kotzmann
H, Schmidt A, Scheuba C, Kaserer K, Watschinger B, Soregi G,
et al. Basal
calcitonin levels and the response to pentagastrin stimulation
in patients after kidney transplantation or on chronic hemodialysis
as indicators of medullary carcinoma. Thyroid. 1999;9:943-7.
13. Brandi
ML, Gagel RF, Angeli A, Bilezikian JP, Beck-Peccoz P, Bordi
C, et al. Guidelines
for diagnosis and therapy of MEN type 1 and type 2. J Clin
Endocrinol Metab. 2001;86:5658-71.
14. Braverman
L.E & Utiger RD. Werner
& Ingbar’s The Thyroid. 2004 Lippincott Williams &
Wilkins. 9th Edition
|